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28-04-2015: Documento Coordinamento Unitario Prosa

28-04-2015: Documento Coordinamento Unitario Prosa

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Il Coordinamento Unitario Nazionale Prosa esprime grande preoccupazione per lo stato delle politiche culturali in Italia.

Il modello di una sostanziale e progressiva riduzione delle risorse pubbliche presuppone nuovi modelli dove gli stanziamenti privati sono sostitutivi di quelli pubblici, non decidendo se si vuole privati sponsor o mecenati, gestori o finanziatori, acquirenti o investitori. Si propongono modelli volti  ad una “commercializzazione” della produzione culturale che di fatto riducono la funzione pubblica della cultura. Pochissimi teatri che possono proporre produzione e molti teatri vuoti da riempire con eventi e festival.

Ma questo porta ad una diminuzione delle libertà, ad un aumento delle diseguaglianze ed alla crisi della democrazia del Paese.

Le ricadute di questo modello riguardano l’occupazione, stabile e non, e il ruolo dei professionisti che lavorano nel settore della produzione culturale.

In un Paese in cui non esistono protezioni sociali specifiche che possano gestire perdite dell’occupazione e i periodi di lavoro e non lavoro, tipiche del settore, viene a generarsi, oltre all'impoverimento delle professioni, un' assenza di tutele per i lavoratori, tecnici e artisti.

L’Italia non ha mai voluto recepire le indicazioni europee sul miglioramento della condizione degli artisti, ai quali va riconosciuto il ruolo di “mediatori culturali”.

Permane una situazione che ci vede in fondo alla scala europea per gli stanziamenti alla cultura: a fronte di un arretramento degli stanziamenti statali anche le istituzioni locali tagliano i fondi, mentre la chiusura delle provincie rischia di far chiudere teatri ed orchestre.

Il recente decreto del MIBAC che riscrive la geografia dei teatri, dei centri di produzione e diffusione della prosa, della musica e della danza, si traduce in un colpo mortale a questi settori.

Il Ministero ha, fino ad oggi, riconosciuto sette teatri nazionali e 19 teatri di rilevante interesse culturale, mentre il precedente decreto riconosceva come teatri stabili ben 67 teatri.

Un fortissima riduzione quindi, ma sappiamo che il Ministero premierà, nella distribuzione del FUS, i progetti, non rispettando quindi una gerarchia.

La prima applicazione ha generato alcune soddisfazioni e molte perplessità, ma il Coordinamento Unitario Nazionale Prosa denuncia che una espressione artistica come la danza, già sostanzialmente espulsa dalle Fondazioni Lirico Sinfoniche, non trova nel decreto nessun apprezzabile segnale di attenzione alla drammaticità della crisi del settore. La stessa assegnazione finora individuata dal MIBAC ci pare persegua un’impostazione politica, che però trascura di rilevare il fatto che la distribuzione dei teatri con finanziamenti pubblici importanti non riguarda tutte le regioni del Paese, mettendo quindi in discussione il diritto dei cittadini alla fruizione della cultura.

La ripartizione delle risorse del FUS, se non garantirà la programmazione prevista, rischia di mettere in discussione non solo la poca occupazione stabile che esiste nel settore della prosa, ma anche quella discontinua, artistica e tecnica.

Quella che voleva essere una riforma dello spettacolo dal vivo è una grande occasione mancata.

Il Coordinamento Unitario Nazionale ritiene necessario arrivare in tempi congrui alla sottoscrizione del Contratto Nazionale della Prosa, per dare una risposta complessiva ad un settore che rischia di venir ulteriormente frammentato.

Roma 28 aprile 2015

 

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